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"Cari figli! Con il tempo di Quaresima voi vi avvicinate a un tempo di grazia. Il vostro cuore è come terra arata ed è pronto a ricevere il frutto che crescerà nel bene. Voi, figlioli, siete liberi di scegliere il bene o il male. Perciò vi invito: pregate e digiunate. Piantate la gioia e il frutto della gioia crescerà nei vostri cuori per il vostro bene e gli altri lo vedranno e lo riceveranno attraverso la vostra vita. Rinunciate al peccato e scegliete la vita eterna. Io sono con voi e intercedo per voi presso mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata." (messaggio della Regina della Pace, 25 gennaio 2008)

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Benvenuti! Questo sito intende essere un piccolo aiuto per coloro che vogliono approfondire e vivere la preghiera, per coloro che provano il desiderio di seguire Gesù sulle sue strade, e che hanno capito che le Sue vie spesso richiedono un sacrificio da parte nostra.

Noi crediamo che preghiera e sacrificio (che molto spesso viene sintetizzato nella parola “digiuno”) siano intimamente legate; anzi, che siano due facce della stessa medaglia. Non ci può essere l’una senza che ci sia anche l’altra. Tanto è vero che spesso sentiamo parlare del “sacrificio della preghiera”, dal momento che la preghiera è essa stessa un sacrificio, e ogni sacrificio che facciamo nel nome di Gesù diventa preghiera. Anzi, potremmo arrivare a dire che se la preghiera è tale, allora è un sacrificio. Altrimenti si tratta di un vuoto agitare le labbra.

Bisogna però bene intendere cosa sia il sacrificio. In primo luogo, come troverete anche all’interno del sito, “sacrificio” deriva dal latino “sacrum facere”, che significa rendere sacro. Mediante il sacrificio noi rendiamo sacro ciò che facciamo, cioè prendiamo ciò che abbiamo o ciò che facciamo e lo consacriamo al Signore, lo offriamo a Lui. Lo orientiamo a Lui, in modo che le realtà materiali “sacrificate” diventino ponte verso le realtà spirituali, e prenda forza e consapevolezza quel legame che lega il visibile all’invisibile.
Quindi non necessariamente “sacrificio” è sinonimo di sofferenza. Infatti nella lettera agli Ebrei troviamo l’espressione “sacrificio di lode” (Ebrei 13, 15). Allo stesso modo potremmo parlare di “sacrificio di gioia”, cioè potremmo offrire la nostra gioia a Dio rendendo sacro quel momento, quasi a voler dire: «grazie per questo bel momento; te lo voglio offrire, perché riconosco che è grazie a Te che lo sto vivendo, e voglio far sì che questo momento sia un sacrificio di lode per Te, un inno alla tua gloria».

Tuttavia non bisogna assolutamente nascondere neanche il significato più comune di “sacrificio”. È per questo che noi ci impegniamo nella preghiera e nel digiuno: perché abbiamo capito che, per dei motivi che affondano le loro radici nel mistero, la redenzione e la gioia vengono spesso guadagnate tramite il sacrificio della sofferenza. E come Gesù ci ha salvati per mezzo del suo immolarsi cruento, così anche noi siamo chiamati a fare la nostra parte per salvare le situazioni a noi care, secondo quanto dice San Paolo: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Colossesi 1, 24).



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